Impressioni di un viaggio di studio in Ardéche sul Chatus:

Nel contesto degli scambi colturali e culturali tra i Vigneron dell´Ardé che ed i viticultori del Saluzzese, secondo alcuni, accomunati nella coltivazione del vitigno Nebbiolo di Dronero, che in Ardéche è chiamato Chatus, un gruppo di viticultori di Busca e Costigliole Saluzzo, ha intrapreso un viaggio di studio a Rosieres. Per ricambiare le loro precedenti visite del 1998 e 2000, quando era iniziato uno scambio di informazioni e materiale di propagazione con un comitato volontario di viticultori costituito per la promozione del vitigno Chatus di cui è capofila la Cave cooperative "La Cevenol" di Rosieres, supportati dalla locale Chambre d´agricolture con la supervisione dell´INRA-ENSAM dell´universitá di Montpellier nella persona di uno dei piú noti ampelografi a livello mondiale, il Prof. Jean-Michel Boursiquot. Le impressioni del viaggio sono state molteplici e vengono descritte in ordine cronologico. Primo impatto con il mondo vitivinicolo francese piuttosto deludente, in un ristorante nei pressi di Montelimar ordiniamo una caraffa di Pichet, torbido, piú che pichetta direi che è pusca, giá ma costava solo € 7,90. Quello da 22.00 euro però era buono. Giunti a Rosieres dopo ben sette ore di viaggio nonostante i soli 392 km, dove siamo stati accolti con una cortesia persin imbarazzante, dopo le presentazioni, accompagnati dal direttore Frederic Allamel, dal Presidente e da alcuni amministratori, visitiamo la cantina cooperativa di cui fanno parte 300 produttori di cui 100 a tempo pieno, che coltivano 750 ettari a vigneto compresi in 5 comuni per una produzione annua di 38000 hl di cui il 15% rosé, il 5% bianco e il rimanente 80% rosso. Complessivamente nella zona sono coltivati 50 ha a Chatus di cui 22 appartengono a soci della cooperativa. Per lo Chatus, pur non essendo un A.O.C. (corrispondente alla nostra D.O.C.) hanno stilato un disciplinare volontario con una produzione limitata a 50 hl per ettaro ed il terreno deve superare un controllo da parte del sindacato per verificare che sia adatto alla coltivazione dello Chatus. Parliamo del sistema di vinificazione dello Chatus e del suo élevage (affinamento), obbligatorio l´invecchiamento di un anno in barrique da 228 l , con legno "Pieces bourguignon" cioé con legna a crescita lenta, piú un anno (non obbligatorio) in bottiglia; comunque il vino non può essere posto in vendita prima del 15 dicembre del secondo anno dalla vendemmia. Le barriques sono tenute in una cantina alla temperatura dai 10 ai 17 °C. La lunga fila delle 120 barriques, vengono sostituite ogni sei anni a ranghi di 20 per volta. Le 36000 bottiglie di Chatus se vengono giudicate idonee dal sindacato, vengono poste in vendita a 6.00 euro la bottiglia mentre quelle non idonee solamente a 3.00 euro. Affrontate anche le problematiche di mercato e il sistema di commercializzazione, in parte diretta a privati nel loro locale di vendita, in parte alle enoteche francesi e per quanto riguarda il mercato anglosassone alla grande distribuzione. L´argomento piú importante del viaggio era di confrontare il loro Chatus con il nostro Nebiolo di Dronero pertanto saliti, tra le strette viuzze di campagna delimitate dagli onnipresenti muri laterali in pietra, al campo catalogo dove i signori Allamel padre ed il Presidente della cooperativa ci hanno illustrato il campo catalogo. Purtroppo per meglio individuare le parcelle, mancava una mappa della loro dislocazione, giunta purtroppo il mattino successivo quando non c´era piú tempo per fare ritorno al campo catalogo. Dal raffronto di due tralci di Nebbiolo di Dronero, prelevati a Ceretto di Costigliole con il vitigno francese, ho rilevato alcune disaffinitá ampelografiche:
1) Il colore dei tralci di colore cannella per il Chatus, è di colore rosa tendente al grigio per il Nebbiolo di Dronero.
2) Le foglie hanno il seno peziolare superiore meno profondo del nostro vitigno inoltre nelle foglie mediane di molte viti assumono addirittura una forma orbicolare e i seni peziolari sono del tutto inesistenti.
3) La parte inferiore della foglia è quasi glabra con peli radi e setolosi nello Chatus, mentre è aracnoide con molti peli striscianti nel nostro vitigno.
4) Nel campo varietale, risulta che il nostro Nebbiolo di Dronero anticipa la maturazione di una settimana.
5) Il grappolo del Nebbiolo di Dronero è piú grande e ha una forma piú alata ed è molto piú pruinoso il che gli fa assumere una colorazione quasi azzurra.
6) Il graspo ha le derivazioni delle ali opposte nel Nebiolo, mentre nello Chatus, è quasi sempre casuale.
7) Il loro grappolo è piú spargolo mentre il nostro è piú serrato.
8) Per estrarre il colore dalle uve dello Chatus è necessaria una vinificazione di almeno venti giorni; mentre il Nebiolo di Dronero dopo appena una settimana da giá un vino dal colore  impenetrabile, da qui il fatto che in lingua piemontese non si dice, vino rosso, bensí vino nero.
9) Alla prova di degustazione dell'uva, i gusti sono molto diversi.
10) Il vino prodotto con le uve dello Chatus è ottimo per l´invecchiamento, mentre il Nebbiolo di Dronero per le sue caratteristiche fruttate si è da sempre preferito berlo giovane, magari anche un po´ mosso; famoso era il Nebbiolo spumeggiante che a fine ottocento mieteva continui successi all´importante rassegna Vitivinicola Nazionale di Pinerolo. Viste le notevoli differenze, sará utile procedere ad altri riscontri ampelografici nelle varie fasi fenologiche per verificare se effettivamente sono due vitigni diversi. Se poi enti o fondazioni dessero la loro disponibilitá , si potrebbe procedere a varie analisi tra cui il test del DNA, spettrometria di massa e gascromatografia, intanto si è giá provveduto a pianificare altri incontri, questa volta la mappa del campo catalogo è giá nelle nostre mani, il che facilita il compito. Successivamente, dopo aver assaggiato dei vini aromatizzati della cantina a casa di Allamel padre, visitiamo un vigneto con vitigni di Chatus con un etá di ben 100 anni. Fattasi sera non ci resta che ritirarci nell´hotel a qualche km di distanza dove l´unico rammarico è di non poterci restare per 15 giorni qui i vini serviti a cena superano il giudizio dei nostri esperti, con un costo di 13.00 1500 e 22.00 euro si possono bere vini di Gamay, Merlot e Syrhá . Al mattino ritorno alla base operativa cioé la Cave cooperative, qui danno l'impressione di un buon rapporto tra la cooperativa ed i vigneron indipendenti, appunto uno di essi, Christophe Reynouard, ci accompagna a visitare la sua azienda, della sua cantina rimane impresso il capannone con le capriate in lamellare e la fossa per il torchio, per chi di noi deve innovare le proprie cantine sono veramente degli ottimi spunti. Ci fa piacere constatare che l´imbottigliatrice e l´etichettatrice sono di produzione cuneese. Approfondiamo un momento il dilagante uso dei Bag-in-box di cui dice di essere soddisfatto pur rimarcando che non è un contenitore adatto ad invecchiare i vini ma solo per l´uso a breve termine 5÷6 mesi, con un 70% imbottigliato in quelli da 5 l e un 30% per quelli da 10 l. La cantina di affinamento è quella che desta maggior stupore, tutta in pietra squadrata (come tutte le case della Francia meridionale d´altronde) ha il pavimento di terra, con le lunghe file di barriques, tra gli arredi di contorno noto delle ragnatele quasi volutamente messe lí in bella mostra per dare un maggior senso di invecchiamento. Mi domando che ne direbbero i nostri rappresentanti delle ASL. Anche lui vende molto ai privati, alle enoteche e ha un buon mercato in Svizzera dove su invito dell´importatore si reca una volta all'anno ad una fiera di settore per promuovere i propri vini. Nel visitare le vigne generalmente tenute molto basse con un solo filo di sostegno, si è notato che Christophe, usa due fili ed in una vigna posta in bella mostra in prossimitá della cantina, usa anche 4 fili, (chissá avrá copiato quando è venuto a prendere il materiale di moltiplicazione a Ceretto nel ´98? sic.), tenute insomma esattamente come da noi, le viti meno vigorose sono piú o meno un palmo piú basse delle nostre. Ai presenti non sfugge che la rete antigrandine usata è i un tipo diverso dal nostro, molto piú robusta, con i fili incorporati nella rete, che funge pertanto anche da quarto filo e la stessa rete ha una tipologia di maglia che non consente la smagliatura, interessante. La potatura viene effettuata con mezzi meccanici e successivamente rifinita manualmente, l'impostazione della vite è ad Y con due speroni per parte con sole due gemme, in totale sono 8 capi a frutto che possono dare 16 grappoli, come pure fatto da noi in questi giorni rileviamo sul terreno i grappoli secchi di un deciso diradamento eseguito addirittura in due passaggi. A poco piú di un km ha una specie di locale di etichettatura e vendita dove ci procuriamo alcuni campioni dei loro vini, nonostante le implorazioni non riusciamo però a farci dare una bottiglia di Chatus, chissá vorranno centellinarlo, dice che va´ a ruba spuntando ottimi prezzi ed hanno esaurito le scorte da tempo. Peccato! Successivamente ritorniamo a "La Cevenole" dove ci attende la parte piú impegnativa e faticosa della giornata, cioé déguster il Chatus, nel confronto tra vini italiani e francesi, nonostante la diversitá , gli uni affinati in barrique e gli altri senza alcuna pretesa, si è notata una diversa composizione dei vini, in particolare i nostri vini sono invidiabilmente piú colorati, fruttati e una maggior struttura nonostante una vinificazione di solo una decina di giorni invece i loro dopo ben una ventina di giorni a contatto con le vinacce sono scarsi di colore, i loro naturalmente piú delicati e morbidi, merito soprattutto dell'affinamento in barrique. Anche qui piccolo acquisto dei vini piú tipici della cantina e a tutti i partecipanti ci fanno dono di una bottiglia; solo grazie all'intercessione del santo patrono di Milano, siamo riusciti, quasi a carpire una sola bottiglia di Chatus per il capo comitiva, magro bottino per una spedizione cosí impegnativa. Un piccolo appunto per chiarire la situazione vitivinicola dell´Ardé che; nel nord del dipartimento la fanno da padrone i vigneron indipendenti mentre al sud la maggioranza della produzione è in mano alla cooperazione. Al ritorno dopo il pranzo, passaggio sui bordi delle Gorges de l´Aréche con vedute mozzafiato specialmente con un autista spericolato nelle curve ai bordi del canyon, giá in basso lungo il fiume sembrava quasi fosse la Costa Azzurra per il numero di bagnanti e il fiume pullulava di canoe lungo tutto il tragitto, quasi sembrava una corsia dell´Autostrada del Sole per l´intensitá del traffico. Notevole la presenza dei vigneti lungo la strada del ritorno dove notiamo, seppur di passaggio un vigneto colpito dalla flavescenza dorata, facciamo gli scongiuri affinché rimanga a lungo lontana da noi ripromettendoci, a breve, di approfondire anche questa tematica. Lungo tutto il percorso di andata e ritorno si notavano le conseguenze della siccitá persino sui vigneti; si discute sul fatto che anno dopo anno questa calamitá che era un fatto eccezionale sta diventando sempre piú un evento normale, solo lungo la valle della Durance finalmente c´é un bel verde e migliaia di irrigatori che bagnano la chioma di meli e peri. Passando a fianco del lago di Serre-Poncon, con rammarico ricordiamo che in provincia di Cuneo di promesse ne hanno fatte tante, di progetti troppi, tanto da non avere piú i soldi per eseguire le opere. Terminiamo il viaggio ripromettendoci di ritornarci presto, spiaciuti per non aver potuto avere la mappa del campo varietale in tempo utile ma ancor di piú per la mancanza della cucina italiana con un buon piatto di spaghetti o tagliatelle e di una buona bistecca alla milanese. Bisogna andare all´estero per capire che l´america è a casa nostra dove si mangia bene (alla faccia della cucina francese), dove la pichetta (la pusca pardon) non la si trova piú da quarant'anni, giá ma sono passate altre sette ore dalla partenza, anche in Francia, come a Cuneo la viabilitá è carente. Che lo Chatus sia simile al Bourgnin, è possibile ma il Nebbiolo di Dronero è tutt'altro vitigno, ma i nostri luminari su pressione della potente lobby vitivinicola albese, li hanno a tutti i costi voluti accomunare, dimostrando cosí come fece Augusto duemila anni fa con i Capillati, deportandoli, ancora una volta Roma e Torino, con la complicitá degli albesi, con arroganza, in tutti i modi cercano di annullare la nostra cultura e le nostre tradizioni. A rendere piú amara questa decisione, stá il fatto che il vitigno Albarossa, ottenuto dal Prof. Dalmasso da Nebbiolo di Dronero x Barbera, sponsorizzata dagli industriali vinicoli, è stata addirittura iscritta prima del suo progenitore. Per salvare quel poco che ci resta perché non pensare ad una Denominazione di Origine Controllata Dronero? O ancora una volta le lobby albesi temono che possiamo offuscare in qualche modo le loro D.O.C.G. di Langa? Seppur a ranghi ridotti anche nel settembre 2007 siamo ritornati in Ardé che ma i risultati tardano ad arrivare.

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